V° convegno “A. Madesani”

Si è svolta lunedì 22 maggio 2017 la quinta edizione del Convegno “A. Madesani” organizzato dall’IRSOO. La manifestazione ha avuto luogo nella sede storica dell’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci ed ha visto come protagonisti alcuni dei ragazzi del corso di Optometria e di quello di Laurea, oltre alla partecipazione di una platea composta da più di un centinaio di persone tra studenti e docenti. L’evento è stato ideato cinque anni fa e, sin dalla prima edizione, viene dedicato ad Antonio Madesani, noto professionista ed ex docente deceduto precocemente nei giorni precedenti alla prima edizione.

Gli scopi del convegno risultano essere numerosi: tra questi quello di mantenere perpetuo il ricordo di un’importante figura che ha dedicato gran parte della sua vita all’Optometria e all’attività professionale; inoltre quello di consentire agli studenti del terzo anno di cimentarsi nel ruolo di relatore congressuale, presentando ai colleghi i propri lavori di tesi. Il convegno Madesani offre ai futuri optometristi l’occasione di acquisire maggiore consapevolezza delle proprie capacità e di mostrarle agli altri, mettendosi in gioco e condividendo le proprie conoscenze in un clima di confronto amichevole. Esso costituisce un importante banco di prova per giovani che stanno per entrare nel mondo del lavoro e che incontreranno quasi ogni giorno situazioni non sempre facili da gestire. Come per le passate edizioni il programma prevedeva una serie di relazioni basate sull’approfondimento di temi d’attualità nella comunità optometrica o sull’attività di sperimentazione svolta in autonomia dai ragazzi, pur sotto la guida degli insegnanti, presso i laboratori dell’IRSOO e del Centro di Ricerca. Il convegno è stato presentato dal direttore Alessandro Fossetti e dal professor Luciano Parenti, che hanno introdotto i singoli relatori, tracciandone un breve profilo curricolare ed esponendo un riassunto del tema trattato nei loro lavori.

Il primo lavoro esposto è stato quello di Sonia Riccardi del corso di Optometria biennale, che ha illustrato uno studio di confronto sulla refrazione in coppie di gemelli. La studentessa si è chiesta se l’ereditarietà e/o lo stile di vita giochino un ruolo importante nello stato refrattivo di persone gemelle. Il suo lavoro non è ancora terminato perché Sonia ha esaminato solo 16 delle 50 coppie previste. La metodologia è stata quella di eseguire su entrambi i fratelli un’autorefrattometria, un’autocheratometria e l’esame soggettivo in sospensione foveale, affiancato dal cover test e dal test della dominanza motoria e sensoriale. I valori raccolti da Sonia mostrano un’elevata correlazione tra le misure dell’autorefrattometro e quelle della refrazione soggettiva, anche se il dato ancor più rilevante è la minima differenza presente tra le autocheratometrie di ogni coppia di gemelli. La misura dei parametri corneali conferma, dunque, l’influenza della componente genetica sul loro stato refrattivo.

Il secondo lavoro è stato presentato da Dalila Rovera e Roberta Pastorelli. Le due studentesse del corso di Optometria annuale hanno analizzato la curva di sensibilità al contrasto nei miopi corretti e sottocorretti, ponendo particolare attenzione all’adattamento allo sfocamento: fenomeno percettivo per il quale il soggetto è in grado di ripristinare un’immagine degradata. L’obiettivo del loro lavoro è quello di mostrare l’effetto che può avere la sottocorrezione, rispetto alla correzione ottimale, sulla qualità della visione; quindi attraverso la curva di sensibilità al contrasto vorrebbero accertare l’esistenza dell’adattamento allo sfocamento.

Maria Paola Ciconte (corso di Optometria annuale) ha invece confrontato il test del duochrome effettuato con un ottotipo LCD e con uno a proiezione; inoltre ha eseguito una comparazione del test utilizzando due lampade differenti. Con le due lampade, il confronto tra LCD e proiettore non mostra differenze significative. Un risultato più importante sono, invece, le maggiori variazioni ottenute con il proiettore, rispetto all’LCD, nelle due condizioni di luce. Questo sembra dimostrare una maggiore influenza del proiettore ai vari livelli di luminanza.

La quarta relazione è stata quella di Dimitrios Kardatos (corso di Optometria annuale), che si è chiesto se l’errore refrattivo possa influire sul diametro pupillare. I dati non sono stati ancora raccolti, ma il progetto di Kardatos è quello di misurare le variazioni di diametro pupillare in 20 soggetti (10 miopi e 10 ipermetropi) senza correzione e poi con lente a contatto. Egli vuole verificare se, come detto anche in letteratura, il diametro degli ipermetropi, corretti e non, sia minore di quello dei miopi. Chiara Gori e Theodora Nikolaidou del corso di Optometria annuale hanno, invece, effettuato un lavoro sul rapporto esistente tra le aberrazioni e la qualità della visione in 8 soggetti sottoposti al trattamento di ortocheratologia. La valutazione è stata fatta tramite l’utilizzo di questionari psicometrici e ha portato ai seguenti risultati: soggetti con dati aberrometrici, refrattivi e di acuità visiva simili hanno manifestato un livello di soddisfazione differente nei questionari sulla qualità della visione; tuttavia le misure non sono ancora terminate e le ragazze si auspicano di poter raccogliere ulteriori informazioni anche dopo tempi più lunghi di trattamento.


Il penultimo lavoro è stato presentato da Alessio Signorini del corso di Laurea in Ottica e Optometria, che ha valutato l’influenza della profondità sagittale sul porto di una lente a contatto disposable. Lo studente ha misurato il raggio base e il diametro totale di 5 lenti a contatto morbide, che successivamente ha applicato sui pazienti. In lampada a fessura ha osservato il centraggio, la dinamica e il diametro delle lenti applicate. Con il topografo ha effettuato una mappatura corneale con e senza lente, per valutare l’elevazione della lente a contatto. Purtroppo i suoi dati sono ancora insufficienti per dare una risposta certa al quesito.
Infine, la relazione di Andrea Tito, del corso di Laurea in Ottica e Optometria, che ha presentato l’Eye Tracking: uno strumento in grado di registrare i movimenti oculari, utilizzato, oltre che nella sfera oftalmologica, anche per ricerche di mercato, in ambito psicologico, sportivo e di marketing. In Optometria l’Eye Tracking è un ottimo mezzo per valutare i movimenti oculari durante la lettura, o la convergenza in relazione all’accomodazione. Andrea ha mostrato gli aspetti tecnici dello strumento ed alcune mappe ottenute dalle sue misurazioni. Con l’Eye Tracking è possibile creare una Heat Map, ovvero una mappa di colore che dà informazioni sul numero o sulla durata delle fissazioni, e un Gaze Plot, cioè un’immagine in cui vengono rappresentate le fissazioni in ordine temporale di esecuzione. Tra le prospettive future di Andrea, che ha iniziato a lavorare con due studentesse del corso di optometria, vi sono quelle di eseguire test per la valutazione dei movimenti della testa e di valutare la frequenza di ammiccamento durante lo svolgimento di vari compiti. I risultati di questi test potrebbero essere impiegati in molteplici campi, non ultimo quello della progettazione geometrica e funzionale delle lenti progressive.

Al termine delle sette relazioni premi per tutti i partecipanti, a riconoscimento dell’impegno profuso da ciascuno di essi. Tutti i relatori si sono mostrati all’altezza del compito loro assegnato e, tra un sorriso d’emozione ed uno di gioia, hanno presentato i loro lavori con grande dignità. Inoltre, sfidando se stessi e le proprie paure, si sono messi in gioco, dimostrando che, con un po’ di impegno e volontà, è possibile produrre lavori di eccellente qualità. Tutto ciò grazie anche al lavoro di supporto ed indirizzo svolto dai docenti che li hanno seguiti: Laura Boccardo, Alessandro Fossetti, Nicola Megna, Giuseppe Migliori, Luciano Parenti e Giuseppa Saija.
Soddisfatti anche gli studenti che hanno ascoltato le varie esposizioni, i quali hanno avuto modo di assistere ad una “lezione” diversa dalle solite ma ugualmente interessante ed educativa, al punto che manifestazioni come questa meritano di essere inserite nel percorso formativo di un Ottico-Optometrista.