Né ottimista né pessimista: semplicemente LEADER

a cura di Dante Ghisi

Siamo zeppi di ricette su come preparare il miglior piatto e su come si diventa leader. In merito al primo tema, tutte le ricette portano a realizzare l’obiettivo. Debbo invece ancora trovare una ricetta che mi convinca sulla leadership e mai la troverò. Perché?
Perché la leadership certamente non si insegna, talvolta si può trasferire, ma è meglio scoprirla dentro noi stessi ed avere il coraggio di tirarla fuori. Detta in estrema sintesi, è una questione di motivazione*, naturalmente a patto che il nostro sia DNA di leader.

Beninteso, non sono superuomini nemmeno coloro che hanno raggiunto le massime gerarchie. Laddove la scelta non avviene in base alla ereditarietà familiare od all’influenza politica, la selezione si verifica spesso fra individui di intelligenza uguale, che a parità di condizioni sarebbero in grado di acquisire la medesima preparazione tecnico-professionale. Via via che si sale la scala delle responsabilità, l’orizzonte si allarga agli occhi ed alla mente di chi sale, chiunque egli sia, proprio per effetto naturale determinato dalla maggiore altezza del punto di osservazione.

Certo non mancano ambienti nei quali l’inganno fa premio e fa emergere i mediocri più astuti, ma per essere poi veri capi – una volta giunti con qualsiasi mezzo alla vetta – bisogna possedere molto coraggio. Anche nella carriera dei dirigenti d’impresa, come in politica, il temperamento, il carattere, sono più utili per il successo di quanto lo siano l’intelligenza e la profonda sapienza. Raramente i grandi professori sono anche grandi imprenditori come raramente sono grandi politici. Spesso succede che grandi imprenditori siano uomini di non vasta cultura, ma di larga visione e di dura volontà.

Fermiamoci, oggi, su due caratteristiche determinanti la leadership: la motivazione ed il coraggio.
Se ci pensiamo, un leader deve essere, prima di tutto, leader di se stesso. Deve cioè – per esempio – sapersi nutrire delle proprie emozioni, non nutrirle. Deve trarre energia dalle proprie attività e dalle proprie affettività, non lasciarsi sfibrare dalle medesime. In sostanza, è una persona che «sente» quando è il momento di agire e quando è il momento di fermarsi.

Ma che cosa è che ci muove verso obiettivi che chi ci circonda ci suggerisce di abbandonare?
Una volta raggiunta la consapevolezza che si è «egregi» (ex grege, fuori dal gregge) cioè fuori dalla norma, si sa resistere alle pressioni ambientali e sociali. Si corrono rischi motivati, dove la parte predominante del fattore rischio è soggetta al nostro controllo: si punta su noi stessi e sulla nostra abilità.
Non si ama il rischio puro o la scommessa.

L’uomo comune attribuisce per la maggior parte il successo al caso o alla fortuna. In realtà ben sappiamo che il successo è funzione sostanzialmente dell’energia investita.
Aggiungo una ultima considerazione: le persone motivate al successo – i leaders – riescono a creare nella propria mente chiare immagini dei propri desideri e della strada di attuazione; non confondono però i loro desideri con la realtà. Ben diversa cosa è infatti un atteggiamento costruttivo che tenga conto delle difficoltà oltre che delle spinte alla realizzazione e ben altra cosa è l’ottimismo, che non tiene conto delle difficoltà.

*Accennai al tema della motivazione, legata alla valutazione, nel numero 382, per chi volesse approfondire