Franca Bochicchio

Campioni di idee

Settembre è decisamente il momento dell’anno che preferisco. E’ come un foglio bianco tutto da scarabocchiare e riempire di liste in attesa di spunte. Un foglio su cui coabitano intenti, obiettivi, idee, progetti. Uno spazio a cui affidare speranze, aspettative e stipare entusiasmo, passione, voglia di fare bene, di migliorare, di superarsi, di esserci.

Il tempo è però sempre tiranno e non hai nemmeno posato la penna che il mese è già finito e DaTE e Silmo con il loro carico di entusiasmo e novità sono già alle spalle.

Le fiere di settore sono un momento di incontro e confronto per me irrinunciabile. Mi piace respirarne l’aria nuova, sentire il profumo delle idee che emanano gli occhiali nuovi, gli allestimenti che li accompagnano, ma soprattutto mi piace incontrare i sorrisi di chi te li racconta. Quando ascolto i produttori o i designer o gli agenti li paragono nella mia testa agli atleti olimpionici, quelli che per mesi si allenano con dedizione massima ore e ore per quel singolo “minuto” di gara in cui si giocano tutto. Quel racconto è per me fondamentale perché trasferisce ciò che rende davvero quel prodotto di qualità ossia l’esperienza del team che lo ha pensato, studiato, realizzato, finalizzato e che spesso in queste occasioni è presente compatto a sostegno di tutto il lavoro che sta dietro al prodotto in bella mostra. E’ il momento per noi ottici indipendenti di assorbire per osmosi l’entusiasmo perché in qualità di selezionatori e non meri porgitori, è nostro compito irrinunciabile preservare e garantire che quell’entusiasmo arrivi al cliente finale.

La finestra del DaTE a Firenze è perfetta per rendere i prodotti davvero protagonisti: la location bellissima e gli spazi bianchi semplici e uniformi puntano l’attenzione sul prodotto che può davvero esprimersi a 360 gradi. I brand esposti sono indipendenti, spesso housebrand e quindi trasudano perfezione, ricerca nei materiali, nelle tecniche di lavorazione, il tutto abbinato a design innovativo che spesso diventa modello e ispirazione per tutto il settore. E’ un po’ come “un laboratorio in cui tecnica e innovazione vengono testate” come ha detto il neoincaricato Sottosegretario al Commercio Estero Ivan Scalfarotto al microfono di Alessandra Salimbene che lo ha intervistato mentre era in visita alla fiera di settore alla Leopolda, parlando di differenze tra DaTE e MIDO e individuando il primo come contenitore di espressione del mercato di nicchia ad appannaggio di piccoli produttori operosi e il secondo più orientato verso le grandi aziende, maggiormente focalizzate per dimensioni e grandi numeri sul mainstream.

Mi è piaciuto molto il paragone del Sottosegretario tra il settore produttivo ottico e il settore automobilistico laddove ciò che viene testato nei laboratori di Formula Uno in fatto di ricerca, di sperimentazione viene poi utilizzato anche nella realizzazione delle utilitarie, apportando vantaggi ed evoluzione nelle macchine d’uso giornaliero rispetto ai gioielli da gara. Con questo esempio Scalfarotto ha sottolineato come nel settore ci sia integrazione tra piccole e grandi aziende, tra piccoli produttori “sperimentatori” e grandi produttori “utilizzatori” che insieme esprimono una eccellenza italiana “campione del mondo in fatto produttivo a cui il secondo classificato guarda da distanza siderale”.

Due sono le riflessioni che mi hanno suscitato le parole del Sottosegretario: la sopracitata “distanza siderale” e il concetto di “Formula Uno”.

Se vogliamo dire le cose come stanno dovremmo essere consapevoli che la distanza siderale esiste o meglio esisterebbe. Questa distanza è in potenza ma non in atto e questo semplicemente perché sappiamo bene che la dicitura “made in Italy” purtroppo non indica che il prodotto sia stato realizzato interamente in Italia da aziende italiane. Le leggi italiane hanno interpretato la parola “made” in mille modi che includono anche il concetto di “assemblaggio” di pezzi fatti altrove fino al solo inserimento di viti e stampaggio della prestigiosa dicitura “made in Italy”. Una distinzione reale sotto al cappello del “made in Italy” tra ciò che interamente è fatto in Italia e ciò che è solo assemblato non esiste – e forse non esisterà mai – perché il “legal made in Italy” è più comodo e la confusione che genera rispetto alla trasparenza è più fruttuosa. Tantissima la strada da fare in questa direzione per aggiudicarsi un primato mondiale più aderente alla realtà, ma ancora più lunga è la strada per trovare la volontà comune di farlo. Nulla è però impossibile.

Il concetto di Formula Uno che calza a pennello alle piccole aziende operose che sperimentano, innovano e portano avanzamento nel settore, stride quando si pensa al riconoscimento, all’unicità e originalità che domina nel settore automobilistico mentre latita in quello ottico. Per intenderci, la Ferrari è riconosciuta a livello mondiale, il concetto di qualità e avanguardia che porta con sé è cucito addosso e gli viene riconosciuto senza ombra di dubbio. Non possiamo dire lo stesso per gli attori del mercato ottico di nicchia che, per dirla ancora con le parole del Sottosegretario, “hanno la libertà di fare ricerca e innovare” a beneficio di tutto il settore. Il concetto di libertà che si leva da questa dichiarazione è bellissimo, ma anche denso di un significato che non resta chiuso solo nella bella parola. Quello che non viene percepito nel settore in termini di proprietà intellettuale è proprio questo fondamentale passaggio: la libertà di espressione in questo contesto ha grande fascino ma costa tantissimo dal punto di vista puramente economico, specialmente a chi ha dimensioni ridotte e la persegue in un paese come l’Italia. Dietro alla libertà di innovare, sperimentare e alzare l’asticella in termini di design, tecnologia e uso dei materiali, ci sono tanti sacrifici, tanto lavoro, tanta passione e ostinazione oltre che innata genialità, intesa come quel filo sottile ma preziosissimo che divide una buona idea da quella brillante. Tutto questo lavoro libero e appassionato, una volta entrato in circolo nel settore dove apre nuovi fronti, stimola nuove idee e crea nuovo valore e innovazione, non ha ancora il giusto riconoscimento. Manca agli attori-motore del mondo dell’occhialeria il “cavallino” della Ferrari che permette loro di difendere le idee prima che vengano rielaborate, spesso copiate e poi sfruttate altrove portando fuori dai laboratori – in cui quelle idee sono nate – i profitti giusti che pagano gli sforzi e il lavoro impiegato per realizzarle. Mancano quelle sostanze-ossigeno che genererebbero più agilmente altre idee innovative in questi laboratori naturali.

Quanto sarebbe più florido e sano il settore ottico se tutti gli attori – sia bene inteso: sia grandi che piccoli – preservassero l’originalità delle idee e riconoscessero la bontà del lavoro e della genialità laddove si esprime? Forse è un’utopia quella a cui auspico, ma la vera integrazione non può prescindere dal rispetto preso come valore assoluto e inteso, in questo contesto, come salvaguardia delle idee che muovono e spingono tutto il comparto in direzioni nuove. Come conseguenza, dopo il rispetto arriverebbe il giusto riconoscimento, la soddisfazione del lavoro fatto, la percezione che gli sforzi non sono stati vani. Il rispetto e il riconoscimento infine andrebbero suggellati con la tutela reale delle idee che generano valore nel settore, perché ciò permetterebbe, a chi paga con il proprio lavoro la “libertà” di azione, di sostenere la propria azienda e al contempo contribuire all’innovazione stimolando le idee altrui.

L’auspicio è quindi che il Sottosegretario Scalfarotto spinto dalla sua dichiarata passione per l’occhialeria, riuscisse dalla sua posizione a individuare una soluzione che non solo esalti questo mondo così scintillante, ma che contribuisca anche alla tutela sia del Made in Italy, nella sua accezione più vera, sia del valore intrinseco della proprietà intellettuale di chi crea l’idea, la produce e la diffonde.

In questo modo tutti gli sforzi si trasformerebbero in ulteriore benzina per scaldare i motori, farli ruggire, come solo una Ferrari sa fare e correre veloci, molto veloci, davvero da Campioni del Mondo … non solo di idee.