La tribù

Made in Italy a metà. Saper fare o saper far bene?

C’è un concetto a cui gli italiani tengono oggi come in passato. E’ un modo per esprimere un atteggiamento che nasce nel profondo e che non è traducibile in nessun’altra lingua: “fare bella figura”. Il Made in Italy è dunque qualcosa di più che un certificato di residenza che permette a tutti di fare cose (bene o male, belle o brutte) e di etichettarle in nome di un Made in Italy colmo di valori che lo ergono ad essere considerato a livello mondiale un marchio piuttosto che una denominazione di origine.
Cito da “Lo stile italiano” di Romano Benini: “Se l’Italia punta su bellezza, tradizione e sentimento, anche quando si tratta di vendere automobili, le auto tedesche puntano decisamente sul riconoscimento di quello che è ritenuto il valore aggiunto dei prodotti Made in Germany: l’affidabilità. Non tutti i prodotti italiani sono belli, così come non tutti i prodotti tedeschi sono affidabili, ma il marchio di un prodotto, soprattutto nella fascia alta, trova giovamento (o danno) dall’immagine della nazione”. Dal punto di vista prettamente lessicale stiamo parlando di due aggettivi, bello e affidabile, che enunciano qualità positive.

Vogliamo provare a farci attribuire entrambi i termini? Sulla bellezza, pare, siamo imbattibili e di occhiali belli (intesi come esteticamente gradevoli) ne produciamo tanti. Peccato che la bellezza abbia in italiano qualche significato in più di quello che troviamo sul vocabolario. Gli Italiani, fin dal tempo degli Etruschi, hanno sempre considerato l’estetica strettamente connessa all’etica, quindi il “bello” con il “bene”. Lo stile italiano è unico perché lega la bellezza all’etica, perciò non va considerato solo per la sua gradevolezza estetica, ma per i valori che la bellezza porta con sé.

Nella produzione manifatturiera possiamo tradurre questo concetto con “bello e benfatto” che contiene a sua volta il significato di qualità, un valore aggiunto. L’etica tende al bene, è un valore, è rispetto e trattando di occhiali penso sia deontologicamente doveroso per noi italiani non prescindere dal valore etico dei nostri progetti e manufatti. Purtroppo nella produzione italiana, soprattutto in quella che insiste sui valori del Made in Italy e che dichiara e pubblicizza il 100% Made in, vedo tanta bellezza e poca etica, tanto bello e poco ben fatto. Purtroppo quel 100% ha solo un significato di appartenenza geografica e ha perso il contenuto di qualità.
Il mio accenno di prima alla produzione tedesca delle automobili vale anche per gli occhiali. E’ una provocazione, mi rendo conto… forse la più bruciante, ma è vera!
L’80% degli occhiali italiani sono bellissimi ma non calzano. L’altezza dei nasi è stabilita a caso, l’angolo pantoscopico è sempre insufficiente, i pesi sono mal distribuiti e le curvature frontali sono spesso inesistenti. Lo stile degli occhiali tedeschi non è noto per la sua bellezza o fantasia, né i tedeschi sono riconosciuti per saper creare l’armonia nell’accostare i colori (anzi), ma la stragrande maggioranza degli occhiali progettati da loro calzano bene. Il motivo? Un approccio tecnico/ergonomico alla progettazione, che a noi manca, e una buona conoscenza delle lenti.

Noi dimentichiamo troppo spesso che le montature per occhiali da vista hanno una funzione, non consideriamo quasi mai che le persone hanno diritto a una buona visione e che la montatura deve fare in modo che le lenti oftalmiche diano il massimo delle loro potenzialità. Ci dimentichiamo dei miopi, degli ipermetropi e degli astigmatici forti; i primi hanno bisogno di montature con calibri non immensi e di occhi con forme morbide, i secondi di montature con pesi molto ben bilanciati per ovviare a quello delle lenti, i terzi devono evitare i tondi perfetti per evitare la rotazione delle lenti.

Progettare pensando alle persone e al loro comfort visivo sarebbe già un passo avanti, senza nulla togliere alla fantasia, all’estrosità, allo stile e alla bellezza. Anzi, dal mio punto di vista si può progettare mettendo insieme il bello e il ben fatto (che non vuol dire musiraccordatichequandocipassiilditoètuttoliscio colorifantasticilucidatoamanochesolonoiitaliani….), significa prendersi la responsabilità di conoscere il minimo sufficiente di lenti correttive e di ametropie, di montaggio e di materiali delle lenti. Il minimo! Vogliamo diventare qualitativamente affidabili oltre che capaci ad esprimere bellezza? Vogliamo pensare alle persone prima che alle vendite? Vogliamo un effetto WOW sia per la bellezza e l’originalità che per il comfort visivo? Etica e bellezza sono valori che ci appartengono ma che abbiamo dimenticato.

Dopo la terribile esperienza della pandemia, il mercato, le persone, ci chiederanno questi valori ed è su questi che dovremo costruire il nostro business con coscienza, sapienza e maestria, accantonando per sempre il pressapochismo e il provincialismo in cui ora, purtroppo, siamo campioni (!).

Dai, su, facciamolo questo sforzo amici progettisti, cari produttori italiani e rispettabili ottici! Mettiamoci a studiare e facciamola davvero questa “bella figura” agli occhi del mondo! Progettiamo, produciamo e scegliamo il Made in Italy con le maiuscole!