La tribù

GIALLO un colore controverso.

Il GIALLO è il colore del momento. Presente nella moda, negli arredi, negli accessori e, come mai prima, anche negli occhiali. Mi sono divertita a studiare la storia di questo colore per capire quali sono stati i suoi significati simbolici e le sue applicazioni dall’antichità ad oggi. In età paleolitica era molto presente nelle pitture murali, sotto forma di ocra, insieme al rosso e al nero ma dal Neolitico in poi la storia del giallo si unisce definitivamente a quella dell’oro. La mitologia antica è piena di simboli legati al giallo e al metallo prezioso: dal biblico vello d’oro ai culti egizi del sole fino ad Apollo, il dio biondo.

I tintori ottenevano il pigmento dallo zafferano, dalla guada e dalla ginestra che determinavano la più o meno preziosità del tessuto. Vestirsi di giallo nell’antica Roma era sinonimo di ricchezza e le matrone ne facevano sfoggio. Perdiamo traccia del giallo nella Bibbia dove viene menzionato pochissimo e in epoca bizantina viene completamente sostituito dall’oro.
Nell’iconografia medievale assume significati equivoci: Giuda è vestito di giallo (da qui il colore del tradimento) e di un cavaliere vestito di giallo non è bene fidarsi. In campo medico-scientifico il giallo è associato al veleno, alla bile e all’urina, non certo fluidi nobili, nelle stagioni dell’uomo corrisponde al declino dopo la maturità e prima della vecchiaia, simboleggiate rispettivamente dal rosso e dal nero, e nelle stagioni è associato all’autunno. Anche i sette peccati capitali hanno i loro colori di riferimento e al giallo tocca l’invidia a cui si aggiungono gelosia, menzogna, ipocrisia, codardia, disonore. Il giallo, unito al verde, compare sugli abiti dei giullari, dei buffoni e anche dei pazzi. In sostanza per secoli il giallo è stato quasi sempre negativo, eccetto quando paragonato all’oro.

È associato alla fede ebraica. Per secoli gli ebrei hanno subito la gogna sociale e per loro vigeva l’obbligo di indossare qualcosa di giallo per essere riconosciuti che fosse una cintura, un cappello a punta o un simbolo cucito sugli abiti (da qui la tristemente nota stella gialla a sei punte). Cambia tutto nel Settecento: quella che era stata per secoli la scala cromatica di riferimento (aristotelica), bianco, giallo, arancione, rosso, verde, violetto, nero, viene sconvolta dalla scoperta dello spettro della luce da Newton. Il nero e il bianco escono dalla scala cromatica e non vengono più considerati colori e il giallo, insieme agli altri, riconquista la sua dignità.

Nella pittura dei secoli successivi compare sempre sotto forma di luce grazie all’attenzione che gli artisti rivolgono alla natura. Il giallo diventa un colore dirompente con significati di trasgressione (ancora all’inizio del Novecento solo le prostitute vestivano di giallo) e di modernità.

Oggi è un colore come gli altri anche se occupa una posizione abbastanza lontana dalla vetta nella classifica dei colori preferiti (primo è il blu). Ancora oggi subisce le reminiscenze del passato e può essere visto come il colore della doppiezza, della depressione, della gelosia e dell’invidia ma è portatore per lo più di valori positivi per la sua luminosità, energia e vibrazione.
Chiedete a un bambino di disegnare un sole e non potrà che farlo giallo!

Per approfondire:
di Michel Pastoureau – Giallo, storia di un colore ed. Ponte alle Grazie