Il discorso inaugurale di Mario Casini all’evento Filiera Produzione Occhiali 2022

Benvenuti a Castelbrando per il 10° Evento di “Filiera Produzione Occhiali”. Di là dalle frasi di circostanza che in simili occasioni siamo abituati ad ascoltare, c’è un dato che ci obbliga a particolari riflessioni.

Quest’anno l’incontro si svolge in presenza. Dopo due anni tragici in cui i legami affettivi, di amicizia, di socialità, di lavoro, sono stati regolati dalla presenza impalpabile delle persone sullo schermo di un computer, oggi siamo in presenza, ci guardiamo negli occhi.

Ho iniziato a frequentare l’evento dalla terza edizione. A quel tempo la manifestazione si svolgeva presso la tenuta Nogherazza in una piccola stanza; non c’era la necessità del microfono. Quando presi la parola, avevo di fronte non più di quaranta occhi. Oggi sono più di quattrocento.

Tutto ciò ha quattro artefici: Eidos nella persona di Giovanni Susti, Cegeka, e la sua squadra. Il terzo artefice: i temi proposti. Argomenti che hanno sempre avuto la duplice caratteristica di essere di estrema attualità ed in sintonia con la realtà del mercato, alla struttura aziendale. Per ultimo ma non ultimo, il valore eccezionale dei relatori.

I primi sette eventi si sono svolti nella tenuta di Nogherazza, l’ottavo su zoom, il nono registrato presso gli studi di Eidos Communication a Vicenza ed il decimo a Castelbrando. Siamo sicuri che questa successione temporale racchiusa nel numero arabo progressivo sia proprio corretta? Da un punto di vista formale è ineccepibile. Effettivamente in precedenza si sono svolti nove eventi. Ma questo che ci accingiamo a celebrare per me è, mi sia concessa la licenza del dire, l’evento 10.1

Con questo per significare che questo è il decimo evento, primo dopo il Covid, Castelbrando 10.1

Questa distinzione, bizantina in apparenza, è densa di significati. Abbiamo detto che questo evento si svolge in presenza! Ciò avviene dopo due “anni horribilis”; ma se la pandemia si è particolarmente attenuata, pur tuttavia il futuro non si tinge di rosa. Venti di guerra aleggiano sul nostro quotidiano vivere, e anche se i quattro cavalieri dell’Apocalisse cavalcano lontano da noi, dalle nostre case, pur tuttavia sono immanenti nei nostri atti quotidiani.

Se vogliamo rendere comprensibile Castelbrando 10.1 dobbiamo prendere atto che, tutto quanto abbiamo ipotizzato, detto, progettato, pensato e realizzato prima del Covid è una narrazione che non esiste più. Tutto è cambiato.
È cambiato il comportamento del consumatore, più in generale del cittadino, di tutti noi; è cambiato il modo di percepire e di affrontare i problemi di tutti i giorni.

È cambiato il modo di scegliere un oggetto, di valutarne l’utilità, è cambiata la percezione del prezzo, e, quel che è più importante, il modo di acquistarlo e di pagarlo. I lunghi mesi trascorsi tra le mura domestiche hanno abituato molti di noi a riceverlo direttamente sulla porta della propria abitazione.
È cambiato completamente il mondo del lavoro: oggi ci dobbiamo confrontare con il “nowhere office”, l’ufficio “da nessuna parte”1 La pandemia è stata radicale, ha fermato tutto dall’oggi al domani. Ma la pandemia non è la causa di tutto questo cambiamento. La pandemia l’ha solo fatto emergere in tutta la sua drammaticità. È internet che ha ucciso l’ufficio, è internet che ha messo in crisi il modo di lavorare tradizionale. Possiamo datare l’inizio di questo fenomeno al 2007, quando è iniziata l’era del “co-working”.
Per quanto si tenti di resistere a questi cambiamenti, internet ha tutto sconvolto, demolendo perfino la tesi del giovane Tancredi che così rispondeva allo zio don Fabrizio, principe di Salina, il Gattopardo: “ Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”2

Ma contrariamente a quanto affermava il nipote del principe di Salina, questa volta il cambiamento è reale, tangibile, palpabile, acquisito, foriero di sviluppi inimmaginabili pre-Covid. Tutto ha subito una ulteriore accelerazione rispetto ai comportamenti e ai modelli della vita di relazione.

Posto il problema in questi termini, sorge la domanda: “Cosa fare?” Continuare a fare con tenacia l’unica cosa che sappiamo fare: lavorare bene; ma se già lavoriamo bene, dobbiamo impegnarci a lavorare meglio; se ci siamo già migliorati, dobbiamo fare un lavoro ottimo. Stabilita la base, tiriamo su le mura dell’edificio.

Dobbiamo ridefinire le tre parole fondamentali pertinenti a qualsiasi oggetto prodotto: produzione, vendita, fruizione. Tutto questo avendo come guida il concetto espresso nell’antichità greca da Eraclito: “Panta rei”, “tutto scorre, tutto è in movimento” ovvero dobbiamo passare da un modo di pensare statico: “abbiamo sempre fatto così…” a “Dobbiamo sempre metterci in gioco. Il raggiungimento di un risultato positivo, deve essere considerato un punto di partenza per altri obiettivi…”In nessun caso una rendita di posizione.

Ma tutto quanto sopra enunciato, non può essere fatto da un solo attore della filiera. Tutto ciò può essere fatto se i vari operatori fanno tra loro sintesi ovvero tutti insieme concorrono verso un unico obiettivo. Stabilito ciò e solo allora si dovrà fare sinergia.

Castelbrando 10.1 inizia a realizzare tutto ciò. Ha tracciato la strada, ha stabilito l’obiettivo. Spetta ora ai singoli operatori dare corpo alle richieste emerse dal mercato.
In sala, il pubblico è composto non da una rappresentanza singola del nostro mondo, ma da tutte le categorie di operatori del settore: produttori di montature, produttori di lenti oftalmiche e a contatto, produttori di minuterie, i designers, gli ottici, le associazione commerciali degli ottici i costruttori di mobili per i negozi, ecc.

In nessun altro incontro tutte le componenti sono così rappresentate, si parlano, non si confrontano, ma propongono.

Come Aio, associazione professionale Ottici ed Optometristi, siamo presenti per traslare un riconoscimento morale, noi ottici, al mondo della produzione perché siamo sempre e sempre saremo a a favore della sintesi che si raggiunge con l’incontro e la mediazione tra più culture: quella del produrre, quella del vendere.

Ed eccoci al punto: la struttura della giornata di lavoro. Non relazioni, ma tavole rotonde, ovvero la narrazione degli avvenimenti così come vengono percepiti da più persone, come la realtà impatta sulla vita quotidiana. La necessità di fare sintesi.

L’obiettivo? Dare un futuro alle vostre, concedetemelo, alle nostre aziende.

Buon lavoro! Ci rivediamo alle conclusioni.
Mario Casini