Arriva la “Generazione SILMO”

Intervista con Amélie Morel, presidente di SILMO: ci racconta il suo punto di vista sulla rassegna Parigina.

Si chiama generazione SILMO ed è la nuova cifra comunicativa della manifestazione Parigina che rappresenta per i visitatori d’oltralpe un momento difficilmente replicabile in altri luoghi. In primo luogo perché SILMO, che nasce nel 1967 a Oyonna è davvero un luogo di incontro per tutti gli operatori del settore, tanto che ci sono realtà che partecipano ininterrottamente fin dalla prima edizione. Ne abbiamo parlato con Amélie Morel presidente di SILMO Paris.”

In primo luogo, perché la scelta di un claim come “Generazione SILMO?”
“Ci sono fattori razionali ed anche emotivi. Dal 1967 a oggi sono molte le realtà che hanno preso parte in modo attivo a questa manifestazione che, è la più antica del settore. Il nostro stesso marchio, Morel, ne è l’esempio migliore: non abbiamo mai perso una sola edizione. Ma Generazione SILMO rappresenta anche la continuità, il passaggio da una generazione all’altra nelle aziende storiche, grandi e piccole. Una dimensione così importante per il dinamismo di un settore con professionisti di diversa estrazione, giovani e meno giovani che condividono e vanno avanti insieme. Così SILMO Paris è diventato naturalmente uno spazio di aggregazione dove il desiderio di stare insieme è più che condiviso.”

Il che significa che il concetto di appartenenza a un settore è molto importante e molto reale?
“SILMO Paris è stato costruito sull’idea di comunità che difendono gli stessi valori e le stesse ambizioni o quasi, si può addirittura parlare di una grande famiglia. È per questo motivo e in seguito a questa constatazione che è nata l’etichetta “SILMO Family”, un incontro di tutte le iniziative, gli showroom e le fiere che organizziamo nel mondo. Ovviamente non siamo nel mondo immaginario della armonia e della perfezione. Tensioni, dissapori, dispute esistono, ma alla fine SILMO Paris riesce a raccogliere tutte le energie per accontentare l’intero settore ottico-occhialeria.”

La sostenibilità e il successo dello spettacolo si basano anche su una struttura e fondamenti che sono stati preservati generazione dopo generazione?
“Ogni generazione sviluppa atteggiamenti e comportamenti che sono il risultato del contesto socio-economico che ha vissuto. Ma il concetto simbolico di “Generazione SILMO” è anche un modo per inquadrare e dimostrare la continuità strategica della manifestazione edizione dopo edizione, l’effettiva trasmissione da una Presidenza all’altra e la coerenza dell’insieme. Questa solida istituzione che è SILMO Paris è dovuta anche alla stabilità dell’organizzazione, composta da un consiglio di amministrazione in cui è coinvolto ogni membro del serraglio, dai team logistici presenti e reattivi durante tutto l’anno. Il suo clima, la sua coesione portano ad un grande attaccamento, un affetto per la mostra da parte di espositori e visitatori, una costanza che si afferma generazione dopo generazione, nonostante le crisi che abbiamo vissuto, come quella del COVID. Grazie alla sua visione a lungo termine e al suo senso di anticipazione, SILMO Paris conquista il sostegno di tutte le generazioni. Un incontro che è molto più di una fiera.”

Adriano Lio: SILMO è come la piazza di un paese
Liò è uno dei marchi che più riescono a attirare l’attenzione del pubblico per le scelte produttive ed estetiche, legate sempre a un doppio filo con la qualità e il made in Italy. Anzi, per essere più precisi, con il made in Veneto fatto a mano. Adriano Lio ne è il fondatore ed anche l’anima propulsiva. Inevitabile quindi chiedergli di raccontarci il suo SILMO.

Cos’è SILMO per Adriano Lio?
“Per me SILMO è uno di quegli appuntamenti a cui non si deve mancare né come espositori né come visitatori. SILMO è uno dei punti di riferimento del settore e come tale ha dalla sua parte molte qualità. La prima è che si vive in un ambiente fatto di creatività, voglia di esprimersi, idee che si confrontano. E poi, possiamo dirlo, SILMO è uno di quegli appuntamenti dove passa il mondo. Se vuoi esser parte del mondo certi appuntamenti fieristici non puoi mancarli. Non solo per motivi commerciali, visto che a SILMO c’è una grande movimento di agenti, distributori e aziende, ma anche e soprattutto perché in quei giorni a Parigi si respira l’aria che tira, si intuisce ciò che accadrà in futuro. È una cartina di tornasole. È il momento in cui il settore si trova e si confronta.

Parliamo di SILMO 2023:
“Ovviamente saremo presenti e saremo pronti a fare la nostra parte. Questa è una edizione particolare di SILMO perché è la prima vera edizione dopo la fine della pandemia. Quindi dovremo affrontare un mondo che è cambiato molto e che inevitabilmente rifletterà questi suoi cambiamenti sulla fiera. Come sempre SILMO diventa il punto di confronto e di misura delle proprie capacità e delle proprie idee in materia di produzione e di design.

Quindi SILMO come momento di confronto e di incontro?
“ Sì, direi però che è qualcosa di più: è come uscire per andare nella piazza del paese. In piazza incontri le persone, consoci gente, fai piccoli e grandi affari. Insomma c’è il contatto umano. Inutile dire che fare le cose in modo virtuale si uguale. Per me non è così, personalmente sento ancora e molto l’importanza del contatto umano, della capacità di condividere pensieri, esperienze idee. E questo non vale solo a livello umano. Devo aggiungere che questo ragionamento vale anche per il prodotto. Un occhiale non puoi sceglierlo solo in modo virtuale.

Un occhiale deve essere toccato per essere capito. Devi sentire con le mani i materiali, devi apprezzare le finiture, i particolari. È come nel mondo dell’abbigliamento. Devi vedere il tessuto, la trama. Per carità si può anche comprare così, ma si sta probabilmente comprando un prodotto meno pregiato, meno sofisticato, meno curato. Se vogliamo è così anche nell’editoria. Sì, leggere su un tablet può essere molto comodo, ma leggere da un libro, sfogliare le pagine sentire la carta sotto i polpastrelli. Diciamolo pure, è tutta un’altra cosa.

Domenico Concato: indispensabile una full immersion al SILMO!
Domenico Concato è un habitué del SILMO e proprio dall’alto della sua professionalità ci spiega perché la sua realtà è partecipe della manifestazione parigina da moltissimi anni: “ La nostra realtà è caratterizzata da alcune specificità che rendono particolarmente utile per noi andare al SILMO dove siamo presenti da sempre. Sia come visitatori che un po’ anche come produttori. SILMO per noi è stato il luogo dove iniziare a cercare prodotti che non fossero già distribuiti in Italia e quindi permettendoci di presentare sul mercato nazionale un’offerta che ci differenziasse dai nostri competitor. D’altra parte se nella tua missione c’è il desiderio di proporre qualcosa di differente e di non troppo sfruttato commercialmente, l’unica strada è quella di andare a cercare i prodotti che in Italia non sono ancora presenti. Il rischio di passare attraverso un distributore è vedere crescere il prezzo per remunerarne il lavoro. Noi preferiamo occuparci in prima persona di questa parte.”

Quindi dal suo punto di vista non ci sono alternative per individuare prodotti nuovi per il nostro mercato?
“Sicuramente ci sono strade alternative, ma quelle che abbiamo sperimentato sono tutte meno agevoli di una full immersion di qualche giorno al SILMO. Volendo estremizzare la cosa, posso dire che se non hai tempo di andare in giro per il mondo a cercare quello che desideri, una visita a Parigi rende tutto molto più facile. C’è davvero la possibilità di costruire in pochi giorni una propria linea di offerta che ti differenzi dai tuo concorrenti.”

Ci sono però anche le aziende che operano organizzando in eventi privati
“Sì, ma non amo le manifestazioni fatte in modo privato, magari proprio in concomitanza delle fiere. Ci sono marchi importanti che lo fanno ma a mio parere perdono il focus che un’esposizione deve avere. È il concetto di appartenenza ad un mondo che non deve mancare mai e devo aggiungere che qualche volta agire al di fori dei luoghi “istituzionali” come le fiere può suonare anche come un po’ eccessivo.

Poi la fiera è lo strumento per avere prodotti differenti e, per noi è stato anche un momento di formazione verso la ricerca di ciò che riteniamo sia eccellenza. Infine c’è un aspetto che non è meno importante: è proprio bello ritrovarsi in fiera con tanti colleghi con cui confrontarsi, scambiare idee, progetti, sensazioni. C’è una ritualità importante e che, in più, ti permette di portare a casa sempre qualcosa e capire quello che accade nel resto del mondo.

Carlo Xausa: il luogo giusto per noi indipendenti

Carlo Xausa è un frequentatore atipico del SILMO. Infatti non è un assiduo, pur rendendosi conto che SILMO ha dalla sua molte qualità che a lui pacerebbe poter sfruttare di più.

Xausa, quale il suo rapporto con SILMO?
“Devo dire che dopo la lunga pausa dovuta al COVID che mi ha tenuto lontano dalle attività fieristiche, quest’anno sarò presente nel modo più assolto a Parigi. A costo, come dico io, di fare una levataccia e partire alle cinque del mattino per tornare con l’ultimo aereo della sera.”

Quasi un atto di fede!
“Per certi versi sì, nel senso che mi rendo conto che SILMO è davvero un appuntamento importante e che mancare è un errore che qualche volta ho fatto. Ma negli ultimi anni fra questioni personali e pandemia è stato davvero difficile fare le valigie.

Quest’anno però so già che ci sarò. Il fatto è che SILMO è una fiera non solo importante, ma anche un momento di riflessione sull’andamento del mercato, su ciò che accade nel mondo. Ci si ritrova e, per un ottico, la possibilità di dialogare con i produttori, conoscendo con anticipo significativo ciò che arriverà sul mercato è un ottimo modo per affrontare il lavoro in negozio.

Ritengo che SILMO sia una di quelle fiere particolarmente utili per gli ottici indipendenti. La paragonerei a un termometro dello stato di salute e di creatività del settore. È evidente che accanto agli aspetti più legati all’estetica e al design ci sia poi una parte maggiormente affine alla grande serie e alla produzione di massa. Ma devo dire che la parte design è un elemento che rende il SILMO particolarmente gradito a chi come me è un ottico indipendente:”

Non è cosa da poco, direi
“Dal mio punto di vista è importante questo aspetto del SILMO. La capacità di esaltare i piccoli produttori indipendenti è davvero significativa. Al SILMO vado alla ricerca di tendenze, materiali, esperienze ed esperimenti. È importante capire dove sta andando la creatività, la progettualità.

SILMO sotto questo punto di vista mantiene una sua certa libertà espressiva e questo le fa onore. È la fiera dove può essere presente senza alcuna forma di timore chi intende la creazione di un occhiale com un gesto d’arte. Non è una qualità da poco. SILMO è un appuntamento di libertà e questo credo sia il miglior complimento che si possa fare a una manifestazione fieristica.

Marco Castellani: per noi SILMO è tradizione

Castellani Srl è da ormai sessant’anni marchio dell’occhialeria italiana, interamente prodotta nello stabilimento di Domegge di Cadore l’offerta di Castellani è senza dubbio un riferimento anche fra le realtà italiane che da sempre animano i corridoi fra gli stand parigini del SILMO. Per capire cosa leghi questo marchio cadorino presente in tutto il mondo alla manifestazione francese ci siamo rivolti a Marco Castellani che della società di famiglia fondata dai genitori è amministratore unico.

Marco Castellani, cosa rappresenta SILMO per una realtà come la vostra?
“Da sempre sostengo che ciascuno di noi si porta dietro una propria carta d’identità imprenditoriale. Credo che la nostra azienda abbia una bella carta d’identità nel mondo dell’occhialeria e questa si è sviluppata in decenni di lavoro. Fra le tante cose che abbiamo fatto per mantenere alto il nostro nome e le relazioni a livello internazionale ci sono ovviamente le fiere. Un panorama in cui SILMO ha un ruolo speciale. Almeno lo ha per noi, visto che siamo a tutti gli effetti degli habitué della rassegna Parigina. Non deve dimenticare che SILMO e Castellani Srl nascono il medesimo anno: 1967.”

Verrebbe da dire quasi un matrimonio inevitabile
“I rapporti di lunga durata sono parte del nostro DNA. Ad esempio con i nostri distributori principali c’è una storia lunga almeno trent’anni. Segno che la continuità e il buon nome si creano anche coltivando e facendo crescere i rapporti importanti. Con il SILMO è la stessa cosa. Andiamo al SILMO da moltissimi anni. Se la memoria non mi tradisce sono 38 anni che SILMO è nel nostro orizzonte. Un orizzonte che comprende i due appuntamenti nodali del settore SILMO in autunno e MIDO in primavera.

Sono appuntamenti per noi imprescindibili. Non è solo l’occasione per proporre i nostri prodotti all’estero, ma è soprattutto l’opportunità di vedere e confrontarsi con clienti e colleghi. Fa parte del nostro modo di essere e di lavorare. Ci sono persone con cui abbiamo rapporti da sempre e che sempre incontriamo al SILMO. Persone che magari si avvicinano agli 80 anni e che però vivono come noi questo appuntamento ben sapendo che non è più solo business, ma tradizione di rapporti.

Quindi un gemellaggio naturale
“Per me la presenza a SILMO è parte delle abitudini. Per dare un’idea del rapporto che ho con la manifestazione Parigina devo dire che ogni anno, già al momento del soggiorno a Parigi prenoto l’albergo e il volo per l’anno successivo. SILMO per me è imprescindibile. Indipendentemente dall’andamento del mercato. L’unica cosa che cambia è la dimensione dello stand che riflette come d’abitudine, nel mio caso, l’andamento del mercato.

Ci sono anni in cui il mercato è florido e quindi si può avere a disposizione un budget maggiore per la fiera e quindi uno stand più grande e anni in cui il mercato è meno generoso e conseguentemente anche noi stiamo più attenti. Ma SILMO c’è sempre