Vanni, la qualità è limpida

“Made in Italy, for sure” non è solo un modo, un marchio per differenziarsi dagli altri. È la strada scelta da Vanni per spiegare la storia e i perché di un prodotto unico che rifugge i compromessi dettati dalla convenienza.

Sarebbe inutile negare che spesso nelle vicende umane e aziendali esiste un filo rosso, depositato dal caso, che ci ritroviamo a percorrere in modo del tutto naturale, anche se all’apparenza si tratta di un cammino che di naturale e logico ha davvero poco. Potremmo sintetizzare in questo modo la vicenda del marchio Vanni che da trent’anni è ornamento degli occhiali di chi nel mondo decide di affidarsi a un prodotto di alta qualità completamente realizzato all’interno dei confini italiani e proprio per questo caratterizzati da un aspetto che li fa riconoscere subito a chi li guarda.
La storia dei Vanni infatti nasce in un periodo molto differente dall’attuale e per motivi del tutto particolari. Ai tempi la famiglia Vitaloni possedeva una delle più importanti aziende specializzate nella produzione di specchietti retrovisori per auto e moto. Le cose andavano bene e i prodotti a marchio Vitaloni si vendevano molto bene in tutto il mondo. Fra i clienti dell’azienda torinese, in America, c’era una catena di negozi (che esiste ancora) specializzata negli accessori per auto. Per chi vuole rendersi meglio conto di quale interlocutore stiamo parlando, è bene rammentare che già allora aveva una rete di oltre cinquemila negozi! Erano gli anni ‘80, il periodo in cui il tuning stava vivendo una prima fase della lunga stagione d’oro che lo ha accompagnato e lo accompagna tutt’ora. I responsabili di Pep Boys, vedendo che i prodotti made in Italy di Vitaloni erano particolarmente apprezzati dagli automobilisti americani, chiese ai Vitaloni se fosse possibile realizzare un occhiale in linea con lo stile e la qualità dei loro specchietti made in Italy. Così da abbinare all’accessorio per l’auto anche una personalizzazione ulteriore che andasse a rendere ancora più stretto il rapporto fra automobilista e accessorio.
L’idea trovò pronta risposta da questa parte dell’Oceano: nacquero così i primi occhiali Derapage, con un nome che rendeva omaggio al mondo dell’automotive in cui erano stati pensati. “Quei primi occhiali – ricorda Giovanni Vitaloni, presidente di Nico, società che possiede i marchi Derapage e Vanni – erano realizzati con grande spirito piemontese, pensati a fondo nel design e nei materiali.”

Un solo modello, una mascherina con lenti intercambiabili (sole e notte) che ebbe un immediato successo. Così significativo che quando la famiglia Vitaloni decise di cedere l’azienda e di uscire dal business automotive, tenne per sé quella piccola divisione che produceva occhiali. Lasciandosi così in una nuova avventura imprenditoriale. Ripartire fu anche l’occasione per iniziare il passaggio generazionale verso la terza generazione di impresa, coinvolgendo l’attuale presidente Giovanni Vitaloni che allora aveva poco più di vent’anni.
Quel primo modello consentì l’ingresso in un mondo tutto da esplorare e da costruire: nel 1991 a Derapage si affianca il marchio Vanni, che diventerà il cuore dell’attività di produzione degli occhiali, lasciando emergere il DNA familiare. Giovanni Vitaloni iniziò a ragionare secondo una linea di pensiero focalizzata sulla internazionalizzazione del marchio e la sua presenza sul mercato worlwide. Una politica che si rivelò proficua e soprattutto foriera di rapporti che sono poi durati nel tempo. Argomento certamente non secondario, visto la grande volatilità dei mercati di riferimento.

“Un po’ per i miei studi, un po’ per la mia passione per i viaggi – ci racconta ancora Giovanni Vitaloni – mi sembrava logico iniziare il mio lavoro in azienda dedicandomi principalmente alla creazione di una rete commerciale che potesse ribadire che il nostro era un progetto di lungo respiro e quindi fosse disposta a seguirci nel tempo. Il risultato è ancora oggi ben visibile nonostante siano passati più di trent’anni: la metà dei nostri distributori in giro per il mondo sono ancora quelli scelti allora. Potrà sembrare un dato secondario, ma non è così. Sta a mio avviso a indicare che c’è serietà e voglia di fare le cose per bene. Non siamo mai stati alla ricerca di un risultato mordi e fuggi. Anzi la nostra storia dice esattamente il contrario.”

Vanni è un omaggio a Giovanni Vitaloni, Vanni per gli amici e bisnonno dell’attuale presidente dell’azienda, Giovanni. Vanni era uomo poliedrico che sintetizzava in sé capacità artistiche e tecniche. E così sono ancora oggi gli occhiali che portano il suo soprannome. Perché ci sono pochi ma chiarissimi concetti che hanno guidato e guidano ancora il marchio Vanni: “Per noi – spiega ancora Giovanni Vitaloni – i punti cardine dei nostri prodotti sono facilmente individuabili. Mi riferisco allo stile che è parte del nostro patrimonio culturale e del nostro modo di vivere, alla qualità dei materiali e dei componenti utilizzati e al fatto che si tratti di un prodotto rigorosamente made in Italy. Perché sono convinto che la differenza si noti. Per noi – prosegue – la ricerca della massima qualità e della massima esclusività sono imprescindibili dal risultato finale. Non è un caso se da molti anni i nostri acetati, non solo sono della migliore qualità disponibile, ma vengono realizzati esclusivamente per noi secondo le nostre esigenze produttive.”

C’è però un ulteriore aspetto che crediamo vada spiegato per comprendere meglio il radicamento di Vanni nel mercato dell’occhialeria: la coerenza.

“Trent’anni fa – spiega ancora Vitaloni – proporre un occhiale fortemente caratterizzato dalla italianità vera, ti facilitava nella individuazione di un segmento di mercato da presidiare, ma al tempo stesso ti poneva un po’ come una realtà molto diversa dal panorama circostante che vedeva pochissimi marchi indipendenti sul mercato. Le tematiche erano diverse da quelle d’oggi e non erano facili da affrontare. In questo turbinio è chiaro che mantenere una propria coerenza era indispensabile per essere riconosciuti. In quegli anni iniziavano a diffondersi gli occhiali realizzati per i grandi marchi della moda. Era difficile spiegare che anche il tuo prodotto, pur non avendo una griffe a sostenerlo, aveva delle ottime ragioni per essere preso seriamente in considerazione.” Una delle chiavi di lettura data da Giovanni Vitaloni e dai suoi è stata quella delle identificazione del prodotto senza ricorrere mai a scorciatoie. Per questo motivo non sentirete mai parlare degli occhiali Vanni come di un prodotto artigianale. Perché di prodotto artigianale non si tratta, nonostante le tirature dei singoli modelli che non sono certo in milioni di pezzi

“Preferiamo – spiega ancora Vitaloni – parlare di industria in serie limitata, perché nel corso degli anni e con l’accumularsi dell’esperienza abbiamo affrontato e compreso che il prodotto occhiale è complesso e affrontarlo con sistemi artigianali può rappresentare un limite. L’artigiano è abituato a fare pezzi singoli e a cercare la soluzione ai problemi che si presentano man mano che questi affiorano. Noi invece abbiamo un nostro codice per procedere che è rigorosamente industriale dalla fase ideativa a quella della finitura. Questo però fatto con tirature contenute. Il nostro processo tecnico progettuale non accetta scorciatoie e quindi prevede la pianificazione di ciò che stiamo facendo fin nei minimi dettagli. Siamo e ragioniamo da industria, perché per essere presenti sul mercato internazionale è indispensabile essere industria.”

E il concetto di industria emerge anche nel percorso di identificazione, progettazione e messa in produzione di un nuovo occhiale. Anche qui è il concetto di processo industriale a vincere. Si parte quindi come accade nei processi industriali dall’individuazione di una richiesta da parte del mercato, si passa ai disegni, poi al CAD e al prototipo. È in fase di prototipazione che inizia anche il lavoro sulla scelta dei colori che, nel caso degli acetati usati da Vanni, è sempre molto importante visto che si tratta di colorazioni specifiche, create dal marchio più riconosciuto qualitativamente, solo per l’azienda torinese.

“Alla base di tutto – interviene ancora Vitaloni – c’è però un concetto legato allo stile di vita dinamico e al modo di intendere la vita nel nostro Paese. Pensiamo e realizziamo un prodotto in cui accanto alla dinamicità ci sia una ricerca del gusto, del colore e di un modo di vivere di qualità, con un approccio esistenziale non standardizzato. Caratteristiche che si trovano tutte insieme solo in Italia, stando però sempre attenti a non trasformare le nostre radici in vincoli. Noi parliamo di Italia a un mercato mondiale.” Un altro aspetto su cui abbiamo messo il naso nella nostra visita a Vanni è quello dell’italianità vera dell’occhiale. Perché per Vanni si tratta di un punto fermo della propria produzione. Al di là del rispetto delle regole comunitarie che impongono una percentuale di passaggi realizzati all’interno dei confini per potersi fregiare del simbolo Made in Italy, sugli occhiali Vanni, accanto alla scritta Made in Italy, ce n’è un’altra che puntualizza che si tratta di un prodotto pensato, progettato e realizzato in Italia: “for sure”.

Un argomento che vede Vitaloni molto sensibile. Per questioni di etica imprenditoriale: “A noi piace raccontare la verità su come sono fatti i nostri prodotti – ci spiega – e proprio per questo motivo non passa anno che non provvediamo ad invitare qualche decina di nostri clienti, per mostrare tutti i luoghi e tutti i passaggi che vedono nascere i nostri prodotti. Nulla di più, nulla di meno. Ci piace essere limpidi.” La garanzia del made in Italy della collezione Vanni inizia proprio con l’ideazione che è affidata a un centro stile che è parte integrante dell’azienda e prosegue lungo tutto il percorso costruttivo.
“Per essere “made in Italy, for sure” come sottolineiamo noi – é ancora Giovanni Vitaloni che parla – devo essere però rispettate altre condizioni significative. Mi riferisco ai nostri acetati personalizzati e creati solo per noi, una vera e propria unicità nel panorama mondiale del settore. O ancora – prosegue Vitaloni – nei modelli che prevedono il metallo l’utilizzo di lavorazioni di alta tecnologia quali il taglio laser o la fotoincisione multilivello su lastre che, tipiche di altri comparti industriali, sono riprese sui prodotti Vanni per poter garantire assieme all’assemblaggio manuale quasi maniacale le colorazioni uniche tipiche del mondo Vanni, arrivando cosi ad un prodotto perfetto per le esigenze di chi lo sceglie per indossarlo tutti i giorni”.